Un crescendo di violenza che ormai esplode ad ogni loro incontro. Quando incontriamo Giovanna ce lo dice subito in c.t.u.: l’uomo con cui è stata sposata da dieci anni, Murat, nato in Germania da madre cecena, da quando la loro relazione è andata in crisi ha avuto un crescendo di violenza passando nel breve volgere di pochi mesi dagli insulti e le minacce fino all’aggressione e alla violenza esplicita, anche sessuale, reati per i quali la donna lo ha denunciato.
Possibile che questo stesso uomo, così platealmente instabile in presenza dell’ex moglie, con una diagnosi psichiatrica da confermare, incapace di sopportare la frustrazione sia tuttavia in grado di essere un padre amorevole e attento, riconosciuto dalle figlie e temuto solo quando capita che incontri la madre? Tutti nel nucleo familiare sembrano convenirne, inclusa la madre, e il padre, quando si trova con le due figlie di dieci e otto anni ha in effetti un comportamento incredibilmente adeguato. Come si spiega e come si agisce avendo di fronte due immagini di comportamenti relazionali tanto diversi? Questa è la storia di una vicenda in cui il ruolo del c.t.u. e dei c.t.p. è stato fondamentale nell’interpretare una situazione e mettere in sicurezza la donna e le bambine garantendo al tempo stesso i diritti del padre.

La difficoltà è in questo caso anzitutto costituita dall’erompere della dimensione aggressiva sotto forma di un pensiero persecutorio da parte di quest’uomo, operaio edile appassionato di una curiosa arte marziale di invenzione israeliana.
Ecco due stralci di colloquio “Sono cose che sono state escogitate apposta.. non avrei mai concepito, quegli attacchi, quelle calunnie. Tutto è stato escogitato a tavolino da mesi, e mesi…” “fa apposta a parcheggiare la macchina a metà tra i posti auto perché io non possa parcheggiare la mia. Io telefono, poi aspetto, aspetto…”… e ancora: “Il giorno del papà era il 19 Marzo, e lei il 20 ha depositato la separazione… sono stato ingannato. C’era un progetto di cui ero totalmente all’oscuro, il cui scopo è annientare il padre”.
Le mie domande come c.t.p. della madre sono invariabilmente accolte come “provocazioni”, tanto che comunico al c.t.u., il Dott. M., bravissimo nella gestione di colloqui così delicati, che da un certo punto in poi non rivolgerò più domande dirette al Sig. Murat a tutela del setting e della mia persona, a meno che la controparte necessiti di ulteriori e più vivaci prove della reattività del proprio cliente. La controparte non eccepisce.
I temi del complotto e della gelosia patologica fanno da contraltare alla capacità del Sig. Murat di essere padre. Il tema per quest’uomo fondamentalmente identificato con un modello infantile caratterizzato da un’intensa rivendicatività orale è la relazione anaclitica. Per lui Giovanna, uno dei pochi chirurghi oncologhi italiani, donna rispettata, fallica e determinata costituiva una polarità di funzionamento essenziale. L’abbandono, la distanza da essa la fa precipitare da oggetto idealizzato a persecutore implacabile, bersaglio di ogni proiezione, in una modalità di funzionamento delirante, sul versante chiaramente paranoico.
La mia opinione è che il Sig. Murat sia un uomo in determinate situazioni pericoloso. Così tuttavia non era nel rapporto con le bambine di 10 e 8 anni rispettivamente; tuttavia, e non a caso, si tratta di un equilibrio che si mantiene fintanto che le minori rimangono in una dimensione non giudicante e non pericolosa. Ma con l’inizio dell’adolescenza ci sarebbe da aspettarsi qualcosa di ben diverso.

Strategia

Il c.t.u. Dott. M. aveva condotto i colloqui magistralmente, facendo emergere tutte le complessità, ma anche le competenze residue del Sig. Murat. Così in qualche modo era emerso anche che la lunga relazione con Giovanna si era contraddistinta per un peculiare equilibrio nel contesto della coppia, che generato una sorta di adattamento progressivo, una forma di assuefazione alle forme larvate di violenza che l’uomo aveva mostrato. Fortunatamente le bambine avevano sofferto relativamente poco di questo peculiare contesto, sviluppando solo un’intensa reazione emotiva nei momenti di compresenza di padre e madre, vissuti come pericolosi.
La c.t.u. risultava molto equilibrata. Occorreva – in una cornice di reciproco rispetto e a tutela delle minori – fare emergere un aspetto prognostico della modalità di funzionamento di Murat, potenzialmente pericolosa per le figlie una volta che queste fossero divenute adolescenti e si fossero naturalmente contrapposte al padre.
Decido di rinunciare alle osservazioni, quindi di dichiarare sostanziale accordo con la c.t.u. depositata ma di porre delle specifiche istanze, ovvero delle domande precise al c.t.u. sulle difese di proiezione, sull’intolleranza alla frustrazione, sulle ragioni dell’indicazione di supporto farmacologico che fanno emergere le criticità che si intendevano sottolineare.

Conclusione

Il c.t.u. accoglie come “chiave di volta” della consulenza la potenziale pericolosità del Sig. Murat. Consiglia che affidamento per il momento possa ancora essere condiviso ma il collocamento prevalente presso la madre, indicazione di psicofarmacoterapia per il padre, monitoraggio dell’evoluzione della situazione da parte dei servizi per scongiurare future condizioni di pregiudizio per le minori, e garantire, se del caso, un rapido intervento.

Guarda le istanze e la relazione di c.t.p. (pdf)