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“La luce che tutto fa apparire in modo che risulti in se stesso evidente e intelligibile è la luce della parola”
H. G. Gadamer

La Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU)

 sulle capacità genitoriali, affidamento e collocamento di minori

I clienti in corso di CTU vivono un momento di valutazione molto profondo e pervasivo. Sullo sfondo c’è una separazione conflittuale e uno o più bambini spesso sofferenti. La CTU rappresenta un momento di valutazione complessa in cui è utile essere guidati e sostenuti.

Il lavoro di Consulente Tecnico in area giuridica si svolge in un tempo stabilito dalla procedura civile o penale. E’ un lavoro particolare che esige competenza in alcuni ambiti specifici e la capacità di dare a ogni caso un’attenzione e spesso un setting diverso da ogni altro.

Occorre sapersi adattare e muovere in un contesto dialettico confrontandosi sul piano dei dati clinici e della letteratura scientifica con determinazione, e, se il caso lo richiede, anche con fermezza, sempre nel rispetto dei colleghi. E soprattutto sempre nel superiore interesse dei minori, che sono il nostro riferimento costante.

Lo Psicologo CTP

Il Consulente Tecnico di Parte nei casi di separazione o divorzio dei coniugi

Quando il giudice chiede a un esperto una consulente tecnica, è diritto delle parti nominare periti di loro fiducia (CTP – Consulente Tecnico di Parte) (Art. 225 c.p.p.).

Il CTP a questo punto si relaziona con il CTU, con l’avvocato di parte, e con il proprio cliente.

Il Consulente Tecnico di Parte ha diritto di visionare tutta la documentazione e di presenziare a tutti i lavori peritali e può chiedere che vengano effettuati approfondimenti specifici. E’ un atto abbastanza frequente di rispetto e cortesia professionale tra CTU e CTP concordare sulla metodologia dell’indagine (chi convocare, quando, che test utilizzare, ecc.) al principio del percorso. Il CTP affianca il proprio cliente durante tutti i lavori peritali. Deve cercare di contenere dubbi e preoccupazioni che naturalmente emergono in questi contesti.

In qualunque momento il CTP può proporre, verbalmente o per iscritto osservazioni o istanze al CTU, che, se richiesto dovranno essere agli atti. Può lavorare con il suo cliente anche al di fuori dei lavori peritale promossi dal CTU, con il limite che gli è vietato incontrare i figli minorenni.

Al termine di lavori peritali il CTP presenta una relazione in cui propone osservazioni sulla relazione del CTU. Tale relazione verrà allegata agli atti. Qui un CTU “sufficientemente buono” sinteticamente commenterà e proporrà eventuali alternative alle conclusioni del CTU, spiegandone le ragioni sul piano clinico, ad esempio attraverso l’analisi e interpretazione del materiale emerso dai colloqui e dagli eventuali test psicodiagnostici somministrati dal CTU.

Il giudice può così prendere in esame le eventuali alternative o obiezioni che il CTP ha mosso all’operato del CTU. Il CTP può anche fare rilevare anomalie sul metodo utilizzato, le conclusioni raggiunte e sulla correttezza scientifica e perfino deontologica del CTU.

I CTP non prestano giuramento e concordano il loro compenso con la parte che ha affidato l’incarico.

Cosa può fare il Consulente Tecnico di Parte (CTP)

Il C.T.P. svolge queste funzioni a beneficio del cliente:

Svolge una funzione collaborativa con il CTU: il CTP infatti essendo un “tecnico” spesso esperto può interagire positivamente con il CTU portando riflessioni nuove e magari alternative nell’interesse del proprio cliente e delle quali il CTU potrà tenere conto.

Svolge una funzione di controllo sulle operazioni peritali, sempre nell’interesse della parte che rappresenta. Il CTP verifica che la metodologia sia coerente con il quesito posto dal Giudice, che venga seguita in modo scientificamente corretto e che le valutazioni siano motivate.

In situazioni particolari è chiamato a privilegiare alla funzione collaborativa una funzione critica quando debba segnalare situazioni di grave pregiudizio per i minori o per la propria parte, o richiedere che il CTU venga chiamato a chiarimenti o a confronto di fronte al Giudice.

Evita per quanto possibile che si creino meccanismi di conferma e propone ipotesi alternative nell’interesse del proprio cliente. In questo senso, una situazione certamente peculiare è quella in cui viene nominato un solo CTP, il che costituisce un svantaggio quasi incolmabile; procedere in questo caso senza un proprio CTP è una situazione certamente da evitare.

Infine il CTP interagisce in più momenti con il proprio cliente, sia prima dell’inizio della perizia (con colloqui di conoscenza e con la lettura degli “atti”), che durante la CTU stessa, svolgendo colloqui di riflessione e monitoraggio sull’andamento della perizia. Questa funzione di sostegno è fondamentale per la persona che si vede coinvolta in un procedimento approfondito e certamente complesso dal punto di vista procedurale, ma anche emotivo, essendo coinvolti i figli. Il CTP sarà presente durante tutte le operazioni peritali, avendo anche momenti di confronto con il CTU e gli eventuali altri CTP.

“L’unica capace di giudicare è la parte in causa, ma essa, come tale, non può giudicare. Perciò nel mondo non esiste la vera possibilità di giudizio, ma solo un riflesso.”
Franz Kafka

Affidamento e collocamento di minori dopo una separazione

A fronte di un aumento dei casi di separazione e divorzio aumentano proporzionalmente anche i casi in cui l’Autorità Giudiziaria è chiamata a intervenire per prendere importanti decisioni riguardanti i figli minorenni della coppia che si separa.

Il Tribunale interviene quando non vi è accordo tra i coniugi sull’affidamento o il collocamento dei minori. Vi sono inoltre casi in cui viene messa in questione la capacità genitoriale di uno o di entrambi i coniugi. In questi casi (art. 61 c.c.) il Giudice nomina un CTU (Consulente Tecnico di Ufficio), ovvero un esperto che ha il compito di chiarire aspetti tecnici che possono essere di varia natura (ci sono, per capirci, c.t.u. ingegneri, medici, architetti, ecc.).
In caso di affidamento e collocamento di minori tipicamente il c.t.u. ha una formazione psicologica o psichiatrica e una formazione o esperienza in area giuridica.
Nei casi di separazione o divorzio dei coniugi, nell’ambito dell’ordinamento giuridico italiano, è previsto che ogni decisione inerente i figli avvenga nell’esclusivo interesse dei minori.
Il giudice pone al CTU un quesito che di solito ha a che vedere con le capacità genitoriali, la situazione ambientale, eventuali specifiche criticità e la soluzione più serena e più adatta per i figli al fine di garantirne la serenità e il sano sviluppo psico-fisico.
Il quesito orienta il lavoro del CTU e dovrebbe rappresentare il limite da non superare con valutazioni estranee al quesito stesso.
Al fine di rispondere al quesito il CTU svolgerà una serie di accertamenti, che prevalentemente consistono in colloqui clinici con i coniugi, i minori e le figure significative della famiglia, e, se il caso, somministrerà anche dei test.
Si tratta di un procedimento in cui si ha ogni cura verso i minori, la cui durata è prevista da un apposito decreto del giudice e che di solito si può stimare in un periodo di alcuni mesi.

Il CTU ha per definizione un ruolo super partes ovvero, per semplicità si può considerare il consulente del Giudice.

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Assistenza, patrocinio, difesa di colleghi sottoposti a procedimento disciplinare dall’Ordine degli Psicologi

In caso di segnalazioni per presunte violazioni del Codice Deontologico degli Psicologi, la possibilità di essere assistiti da un collega esperto è prevista dai regolamenti disciplinari di tutti gli ordini regionali. Grazie all’esperienza istituzionale di Mauro Grimoldi, coordinatore scientifico dello staff IMPG e già presidente dell’Ordine Psicologi della Lombardia, oltre che docente di deontologia presso Università e Scuole di Psicoterapia, possiamo garantire uno staff che seguirà puntualmente il collega incolpato dalle prime fasi istruttorie fino alla discussione collegiale in consiglio. L’esperienza insegna che il patrocinio di un collega è spesso la soluzione più funzionale e conveniente alla difesa di un collega segnalato per presunte violazioni del codice deontologico.

“L’animo umano è fin troppo pronto
a scusare le proprie colpe.”
Tito Livio

Perizie in ambito penale

L’ambito penale, in particolare minorile, è quello i cui ho maturato gran parte della mia esperienza come consulente del Tribunale Minorenni di Brescia dal 1997 al 2013. Sono stato responsabile dell’equipe di psicologi con il compito di valutare i minori autori di reato e ho coordinato una task force operativa sui reati sessuali.

Ho visto adolescenti modificarsi radicalmente grazie a istituti alternativi alla pena come la “messa alla prova”, ora disponibile anche per gli adulti.
In ambito penale la perizia è disposta dal Giudice (GIP, GUP, Giudice del dibattimento), di regola su richiesta delle parti, ma anche d’Ufficio (dal GUP o dal Giudice del dibattimento), qualora egli la ritenga necessaria ai fini della decisione. Tutte le altre sono consulenze tecniche di parte (CTP) per il pubblico ministero, per la difesa dell’indagato/imputato, per le parti civili.
Allo psicologo è richiesto, nella fase di cognizione, di valutare lo stato mentale della vittima del reato, ad esempio nei casi di circonvenzione di persona incapace o violenza sessuale (art. 643 c.p. ; art. 609 bis, 1° co., c.p.) e per verificare l’entità del trauma psicologico subito.
Rispetto all’autore del reato il quesito può riguardare la capacità di intendere e volere al momento del fatto (imputabilità), la pericolosità sociale o il giudizio di immaturità in caso di minori.
L’indagine sulla personalità dell’autore di reato in questo ambito è invece vietata dal codice (art. 220 c.p,), ma è invece prevista con funzioni specifiche e particolari in caso di autori di reato minorenni (DPR 448/88).

“Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev’essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a’ delitti, dettata dalle leggi.”
Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene, 1764

Valutazione del danno

“Qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno” (art.2043 del Codice Civile). Il cosiddetto “danno psichico” (o “danno biologico di natura psichica”) costituisce un danno di natura non patrimoniale risarcibile che deriva dal trauma costituito da un fatto illecito di cui la persona (o un suo congiunto) è stata vittima.

Perché vi sia danno psichico sono necessari tre elementi:

  • un evento dannoso traumatico e illecito
  • il turbamento psichico, che genera una lesione dell’integrità psicofisica
  • la prova del nesso causale fra evento dannoso e turbamento psichico, che non deve essere causato da preesistente psicopatologia

La lesione psichica non è apprezzabile materialmente e deve essere riscontrata e valutata nei suoi aspetti qualitativi e quantitativi da un esperto in materia (psicologo o medico psichiatra) nominato dal Giudice (CTU) al quale le parti possono affiancare esperti di propria fiducia (CTP). Il danno psichico costituisce una lesione dell’integrità psichica e si sostanzia nelle modificazioni psicopatologiche (disturbi mentali di lieve, moderata o grave entità) direttamente conseguenti a un evento delittuoso o a un fatto illecito, mentre la semplice sofferenza provocata da un fatto delittuoso può essere riconosciuta come danno morale in quanto transeunte (passeggera).
In quali casi può essere chiesto il risarcimento del danno psichico? Alcuni esempi:

  • danno da maltrattamenti, consistente nella lesione dell’integrità psicofisica subita dalla vittima di maltrattamenti in famiglia (ad opera di soggetti psicologicamente dominanti come i genitori, il coniuge o anche il figlio)
  • danno da stalking, consistente nella lesione dell’integrità psicofisica subita dalla vittima di stalking
  • danno da mobbing, consistente nella lesione all’integrità psicofisica (disturbo dell’adattamento, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore) cagionata da atti illeciti subiti allo scopo di isolare e allontanare un lavoratore
  • danno alla vita sessuale consistente nella compromissione della vita sessuale a seguito di violenza sessuale o di interventi medici male eseguiti, in relazione ai quali il Giudice decreti la colpa medica
  • danno tanatologico / danno psichico catastrofale, determinato dall’intensa sofferenza che un soggetto ha vissuto nel momento in cui, dopo una lesione, si è reso conto dell’approssimarsi della propria morte (il risarcimento è liquidato agli eredi del defunto)
  • danno psichico da morte di un congiunto del richiedente, riguarda in particolare la lesione dell’integrità psicofisica conseguente alla morte di un genitore, di un figlio o del coniuge, ma anche di un nipote con il quale il legame è provato in assenza di convivenza

Chi siamo

Lo staff dell’Istituto Milanese di Psicologia Giuridica è formato da un nucleo di professionisti in grado di soddisfare le principali esigenze in ambito di sostegno, consulenza e testistica. Si avvale inoltre di collaborazioni con psichiatri, neuropsichiatri infantili e mediatori familiari in caso di necessità specifiche.

Dott. Mauro Vittorio Grimoldi

Responsabile scientifico

Mauro Grimoldi è psicologo giuridico, esperto di criminologia minorile e disturbi del comportamento in adolescenza. E’ stato responsabile dell’unità di valutazione dei minori autori di reato presso il TM di Brescia dal 1998 al 2012, ed è oggi Consulente Tecnico d’Ufficio per il Tribunale di Milano e consulente di parte in procedimenti civili e penali. E’ autore di “Adolescenze Estreme. I perché dei ragazzi che uccidono” (Feltrinelli) e di contributi sulla devianza minorile e sul disagio adolescenziale. E’ docente universitario a contratto di deontologia professionale, ideatore e responsabile delle iniziative formative “REC”. Dal 2010 al 2013 è stato Presidente dell’Ordine Psicologi della Lombardia.

Dott.ssa Maria Martino

Psicologa e Psicoterapeuta, esperta in Psicologia Giuridica e in Psicodiagnostica Clinica-Forense. Dopo la laurea in Psicologia Clinica presso l’Università Vita e Salute San Raffaele di Milano, ha frequentato il Cassel Hospital di Londra. È specializzata in Psicoterapia Psicoanalitica dell’adolescente e del giovane adulto e ha completato la sua formazione frequentando master in Psicologia Giuridica e in Psicodiagnostica Clinica e Forense. Collabora con l’équipe Devianza della Cooperativa Minotauro. In privato lavora come psicoterapeuta e consulente tecnico di parte. Il suo specifico riguarda l’area della testistica psicodinamica, con particolare riferimento al Test di Roschach.

Dott. Raffaele Guido

Psicologo clinico e giuridico, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, terapeuta EMDR. Dopo la laurea specialistica in Neuroscienze Cognitive presso l’Università Vita – Salute San Raffaele di Milano con tesi sui correlati neurali dei processi decisionali, ha frequentato la scuola Psicoterapia Cognitiva e Ricerca. Dal 2017 collabora con la Fondazione Clerici in qualità di formatore. Ha esperienza come psicologo di comunità presso le CPM e le CPA. Svolge attività in studio privato come psicoterapeuta e consulente tecnico di parte. Il suo specifico è la valutazione di capacità e di danno psichico e l’area della testistica psicopatologica di orientamento cognitivo.

Dott.ssa Silvia Marchi

Pedagogista e Psicologa, si è perfezionata in Psicodiagnostica Clinica e Forense. Dopo la laurea specialistica in Pedagogia ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia Clinica con tesi in Psicologia dello Sviluppo e completato la sua formazione frequentando master in Psicodiagnostica Clinica e Forense. Svolge attività in studio come consulente tecnico di parte. Il suo specifico è la valutazione delle capacità genitoriali con particolare riferimento alle dinamiche educative e alle relazioni familiari.

Contatti

Istituto Milanese di Psicologia Giuridica

Direttore Scientifico Mauro Vittorio Grimoldi

Via Ausonio 6, Milano (MM S. Ambrogio)
(Guarda la mappa su Google)

Tel.: +39 3516528185

Email: segreteria@psicologiagiuridicamilano.it